Domenica 05 Settembre 2010
 Fondo Spes  Lettera del Cardinale Sepe 
Lettera del Cardinale Sepe   versione testuale
Cari fratelli e sorelle,
in questo Venerdì Santo mi rivolgo a Voi tutti per aprire il mio cuore, partendo da un passo del Vangelo di Giovanni, su una dolorosa e difficile situazione nella quale vive e soffre tanta parte della nostra gente.

1. Era vicina la Pasqua, quando, sul far della sera, Gesù vide la folla affamata e si commosse per loro. Erano cinquemila uomini, come pecore senza pastore. Ne ebbe compassione e, quasi a voler misurare la fede dei suoi discepoli, chiese: “Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?” (Gv 6,5). Una domanda provocatoria, ma necessaria, quella che il Maestro fece ai discepoli. Pur sapendo che di lì a poco avrebbe moltiplicato pani e pesci, volle metterli di fronte alle loro responsabilità, per capire se avevano inteso fino in fondo il suo messaggio, per vedere se erano davvero pronti a dividere quei pochi pani e quei pochi pesci con chi non aveva nulla da mangiare. La risposta immediata dei discepoli fu quella che spesso diamo quando non siamo noi ad avere fame; quando, in momenti di congiuntura, diventiamo più egoisti e abbandoniamo al loro destino chi ha meno di noi. I discepoli, infatti, risposero: “Congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi vicini, possano comprarsi da mangiare” (Mc 14,36), come per dire: “Lasciamoli andare, non è affar nostro. abbiamo solo cinque pani e due pesci e se dovessimo dividerli con gli altri rimarremmo digiuni anche noi”.




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